Segni di
frequentazione umana nel territorio di Valentano risalgono al Paleolitico ed al Neolitico.
Ma ai modesti ritrovamenti di queste ere si contrappongono quelli numerosi dell'età del
Bronzo (circa XI secolo a.C.), venuti alla luce nelle vicinanze del paese e su tutto il
territorio comunale.
Insediamenti palafitticoli dell'età del Bronzo sono stati individuati nel Lago di
Mezzano, che hanno restituito una grande varietà di contenitori ceramici, asce bronzee,
strumenti litici e lignei.
Un altro coevo insediamento è stato rinvenuto sul colle posto a ridosso dell'antico
centro abitato, mentre resti dell'età del Ferro sono stati rinvenuti nelle aree adiacenti
il fiume Olpeta.
Seppure poche sono le testimonianze etrusche, situate sul Monte Becco, molti insigni
studiosi qui vi collocano il disputato "Fanum Voltumnae".
Notevole importanza Valentano la ebbe sotto il dominio di Roma, come dimostrano i resti di
ville rustiche, in località Santa Lucia, e i tratti di una strada in bassolato, forse la
stessa Via Clodia o un suo diverticolo.
La caduta dell'impero romano e l'invasione dei longobardi favorì la realizzazioni di
fortificazioni e necropoli ancora visibili. Le prime notizie di Valentano risalgono al
680, anno in cui ha notizia della presenza in questo centro del Vescovo della distrutta
città di Bisenzio. Inoltre, da documenti dell'Abbazia Imperiale di S. Salvatore sul Monte
Amiata (IX secolo) si ha menzione di Balentanu o Valentano (844).
Organizzatosi in libero comune, Valentano, edificato sull'odierno territorio occupato, fu
più volte distrutto e ricostruito a causa della violenta contrapposizione tra le città
di Viterbo ed Orvieto.
Nel 1354 il paese venne recuperato dal cardinale Egidio Albornoz e assegnato a Puccio e
Ranuccio Farnese. Da questo momento e per molto tempo Valentano conobbe un periodo
di grande splendore; dalla forma ellittica costruita su di un colle come una inespugnabile
fortezza medioevale, dotata di una cinta muraria con torri merlate fatte costruire da papa
Martino V.
Con i Farnese fece parte del Ducato di Castro, voluto da papa Paolo III per i suoi
discendenti. L'antica rocca venne ristrutturata divenendo una elegante residenza della
potente famiglia. Con la distruzione della Città di Castro nel 1649, voluta da papa
Innocenzo X Pamphilij rivale dei Farnese, Valentano venne prescelta quale capitale
amministrativa del Ducato, che tornò alla Chiesa.
Strettamente legata alle sorti di questa famiglia, con il suo progressivo decadere, perse
notevolmente la sua importanza, la ROCCA,
infatti, venne trasformata nel 1730 in Monastero di clausura.
Con la fine dello Stato Pontificio Valentano entrò a far parte del nascente Regno
d'Italia.
DA VEDERE
MUSEO
Attorno al 1000 il primo nucleo
dalla Rocca doveva essere costituito da una piccola fortezza con la sua torre che sorgeva
nel punto più alto dell'abitato. Subiti incendi e devastazioni, nel 1296 si ricostruì la
torre ottagonale affiancata da un edificio per governatori e guarnigione. Sotto i Farnese
assunse la forma di Palazzo rinascimentale, soprattutto dopo il matrimonio di Pier Luigi
nel 1519. Nuovi interventi e
ristrutturazioni si devono soprattutto al Cardinale Alessandro Farnese il giovane (nipote
di Paolo III) che nella Rocca era nato e che vi aveva voluto abbellire il proprio
appartamento.
A Paolo III si deve il grande loggiato monumentale aperto verso sud. Nel 1649 la signoria dei Farnese finì
tragicamente con la distruzione di castro e la Rocca fu occupata dalla Camera Apostolica,
dai granai della comunità e dalle prigioni. Nel 1731 accolse il monastero delle suore
domenicane che trasformarono la scala tra il primo e il secondo piano nella Scala Santa
visibile ancora oggi. Nell'ala di ponente venne ospitata una guarnigione di zuavi
pontifici dal 1867 al 1870, anno dell'Unità d'Italia. Cessato il monastero, verso il
1930, nel castello trovarono sede scuole elementari fino al 1953 e alcune abitazioni.
L'edificio conobbe quindi l'abbandono e la rovina, che causarono la scomparsa di gran
parte delle decorazioni anche se i principali elementi architettonici, come i portali, il
camino del Sangallo, il colonnato si sono fortunatamente conservati. I lavori di restauro
e di allestimento del Museo, iniziati nel 1979, sono portati a compimento con
l'inaugurazione del 22 giugno 1996. Nell'allestimento del Museo la Rocca non è stata
considerata un semplice contenitore ma, da protagonista, è stata rispettata sia evitando
di addossare alle pareti delle sale quinte e pannelli, sia dedicandole una serie di leggii
posti nei punti più significativi che permettono anche una visita esclusivamente storica
e architettonica del monumento.